Un giuoco

Una donna li ha divisi, la montagna li ha riuniti. Questa è la storia di due amici, compagni di cordata, innamorati della stessa donna.

 Cos’è questa passione? Da dove nasce? Non lo so ancora, ma esiste e ci ha legati. Per quanto mi riguarda tutto ha avuto origine tanto tempo fa…. Da ragazzi, durante le vacanze estive, una delle attività più contemplate era l’andar per boschi e fiumi. A differenza  dei cercatori di funghi  e dei pescatori, noi ci  recavamo in quei luoghi per il puro spirito di avventura. Ritornavamo  alle nostre case, poco prima del tramonto, con un bottino di sogni,  il fango nelle orecchie,  pantaloni stracciati e graffi da rovi sparsi per tutto il corpo. Ho sempre pensato che “fare” alpinismo, non fosse nient’altro che un modo per  rimanere bambini. Immaginate un piccolo uomo, senza peli, che esce dal paese, entra nel bosco, trova un torrente, lo risale come una trota affrontando difficoltà e fatica e come d’incanto si ritrova ai piedi di un’enorme parete, un metro più alto, con la barba e un’arrangiata ma soddisfacente attrezzatura da alpinismo. Lo sguardo è proiettato verso l’alto, fiero, sicuro. Inizia la corsa, si srotolano i sessanta metri di corda, ora il tempo è scandito dal suono, via via più acuto, di  un martello che batte su  un chiodo che darà fiducia. Un uomo/bambino è legato all’altro capo della corda.

 Gesù, Gesù ma quanto sei lento!... quasi t’incazzi e digrigni i denti, mentre pensi che un secondo di cordata dovrebbe essere più veloce. Volevi proprio battere il record dei record oggi. Stai calmo fratello, goditi il tuo tempo qui con il tuo amico, il sole è ancora alto e lui sta facendo quello che può.

Da bambini, superavamo i passaggi uno dopo l’altro, tutti insieme, e anche quando uno iniziava a piangere per la paura o chissà cosa, si aspettava. Nessuno di noi aveva un’idea precisa della meta. L’istinto ci portava alla natura, o forse lo facevano le avventure di Tom Sawyer e Huckleberry Finn, e la natura ci costringeva all’avventura. La cosa più importante era essere in un mondo tutto da scoprire con i propri amici. Ci sentivamo piccoli uomini, ed eravamo felici. Poi sono arrivati il vino e le donne, due argomenti costantemente sulla bocca dei “grandi”. Sbronzi fin dal primo pomeriggio, e poi la notte, quella notte che era evidente che non poteva offrirti più niente, ancora un bicchiere dopo l’altro ad aspettare l’occasione profumata, il dolce amore fugace, un segno del destino. Povero piccolo, sventurato, ti sei perso nei fitti boschi dell’anima, e nessuno ti porterà al Rio Pidocchio a bere l’acqua dei monti.

Molla tutto!!!... poi mormori piano, che sosta di merda!!Vieni Pure! Comunque il tiro non è così difficile, e poi un secondo lo regge di sicuro. Ti pare?! Delle volte hai piena fiducia nel tuo compagno, oppure te ne stai a casa!

Ma alla fine qualcuno hai trovato. Ti hanno preso per mano e riportato sui monti. Ed è sempre li che vuoi tornare, sempre. E quando passa troppo tempo tra una scalata ed un’altra, ti stupisci che accada, tanto è dolce il sapore di quei momenti. Ed anche quando la fatica aumenta, e sembra quasi troppa, e l’unico pensiero è verso casa, la birra o il dolce amore, non c’è volta che non si torni a valle desiderando già una nuova avventura!

Quindi questa non è una storia d’amore, e non è neanche una storia.

Andrea Di Donato

 

 

 

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